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Profilo geologico delle Grotte delle Fate e "Grotte della Terra" in 3D
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“Un minatore senza luce è un pover’uomo.”
Così recita un antico proverbio tedesco. Sottolinea come l’attività mineraria senza illuminazione sarebbe semplicemente impossibile. Fin dagli inizi dell’attività mineraria, gli sviluppi tecnici nel corso di molti secoli hanno continuamente migliorato il modo in cui la luce veniva generata e utilizzata nel sottosuolo.
La prima fonte di luce artificiale nell’età della pietra e del bronzo fu la torcia di pino resinoso, un pezzo di legno ricco di resina che brilla intensamente quando brucia. Nell’antichità si fabbricavano lampade a olio in argilla, riempite solitamente con grasso animale, soprattutto sego bovino.
Nel Medioevo nacquero lampade come quelle utilizzate nella miniera Jeremias Glück. Queste lampade da miniera, aperte o chiuse, erano fatte di argilla, ottone o ferro. Come combustibile si usavano il sego o l’olio ricavato dai semi di ravizzone, una pianta imparentata con la colza.
Le lampade da miniera erano dotate di un robusto gancio. In questo modo i minatori potevano fissare la lampada alle armature della miniera o ai propri abiti. Così entrambe le mani restavano libere per poter lavorare in sicurezza nelle gallerie e nei pozzi.